The Oral History: Landing On Water (1986)
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Young: Ho combattuto per far uscire ciò che volevo. Penso che molta di questa pressione sia finita nel disco. Le canzoni sono state scritte mentre cercavo di comporre l'album, sempre con reazioni negative da parte della compagnia. Mi sono dovuto battere negli ultimi quattro o cinque anni su un livello artistico, il che mi ha esaurito, ma mi ha anche dato una rinnovata energia. Essenzialmente per cinque anni ho composto, stilisticamente, dei concept album, e ora mi sento proprio di voler fare del rock 'n' roll. Me ne sono allontanato a lungo, così non è finito per annoiarmi. Sono otto anni che non suono del rock, così nell'ultimo anno sono andato in palestra per irrobustirmi, perché adoro fare rock. Con i Crazy Horse posso suonare la mia chitarra, divertirmi e volare. Ecco, per quanto mi riguarda, cos'è il rock 'n' roll. [4]
Niko Bolas: Landing On Water è una gigantesca sovraincisione in presa diretta. Neil voleva usare i demo che aveva registrato con la sua batteria Linn vicino al caminetto, suonando in acustico. Feci otto copie digitali di ciascuna canzone, e quello che fecero fu di suonare dal vivo sopra i demo. Quindi c'erano queste performance live sopra un cantante che non c'era. [1]
Danny Kortchmar: Veniva in studio, urlava per un po' al telefono con la Geffen, poi rientrava nella stanza con un sorrisone da mangiamerda e si fumava uno spinello. Non ho mai visto nessuno ingoiare la merda come ha fatto Neil. L'ha sconfitta del tutto. [1]
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Young: Quel disco fu come una rinascita, io che tornavo a L.A. dopo essermi appartato per così tanto. Stavo ritrovando nuovamente le mie radici rock & roll. E la mia risonanza da musicista. Qualcosa si mosse, come un orso che si risveglia. [2]
Non ho più suonato quelle canzoni ma è un disco interessante. Il presidente di una casa discografica europea mi disse che era il disco più claustrofobico che avesse mai sentito e io credo che sia interessante. Lo ascoltò nella sua Porsche ad alto volume. Sentì che era tutto intorno a lui. Fu quando incontrai Niko Bolas. Ci facciamo chiamare “The Volume Dealers” ancora oggi […]. [3]
“Hippie Dream”
Young: L’ho scritta per Crosby. Ma poteva esserlo anche per me, o per tutti. È sugli eccessi dell’intera nostra generazione. Dagli hippie agli yuppie – voglio dire, è stata veramente un’evoluzione. [2]
È oscura, ma vera. Ho visto persone così intossicate che erano pronte per morire, volevano morire. Avevano mollato, persone con bellissimi sogni, che erano la visione della loro generazione. [4]
Joel Bernstein: Quando la ascoltai mi vennero i brividi. “Hippie Dream” è proprio un ritratto di David. Molto tagliente. [1]
Jordan: La suonammo talmente forte che ci fece male. [1]
“Pressure”
Jordan: Ci serviva un'altra canzone e venne fuori “Pressure”. [1]
Young: “Drifter” e “Pressure” sono probabilmente le mie preferite. “Pressure” è la migliore. C'è Steve Jordan che urla un paio di volte. Campionai l'urlo e poi lo suonai al synclavier. Lo misi sull'ultima nota - “eeeeaaah!” La Geffen non voleva nemmeno far uscire il singolo. Troppa arte, non abbastanza compromessi. [1]
Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Rolling Stone 1988
[3] web, intervista di Noel Mengel 2008
[4] Ottawa Citizen 1986
[2] Rolling Stone 1988
[3] web, intervista di Noel Mengel 2008
[4] Ottawa Citizen 1986